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giovedì 31 marzo 2011

Aumento accise carburante: così paghiamo la cultura

Si era partiti con l'invenzione un’estrazione in più del lotto, riservata esclusivamente a dare fondi per il patrimonio artistico. Successivamente il Fus, Fondo Unico per lo Spettacolo, era passato sotto le forche caudine dei tagli di spesa statali e il gettito era stato fortemente ridotto nonostante le notevoli proteste da parte di tutto il settore. Per trovare una soluzione e ridestinare comunque i fondi tolti allo spettacolo si era anche ipotizzato di aumentare di un euro il costo dei biglietti del cinema ma anche qui le proteste enormi da parte di tutti gli operatori del settore hanno conseguito una seconda marcia indietro.

Ora il Governo ha approvato l’aumento delle accise sulla benzina di due centesimi (+ IVA al 20%).
Tutti i cittadini quindi pagheranno di tasca loro i tagli che il Governo ha operato sul settore dello spettacolo. Non male per un esecutivo che già prima del suo insediamento prometteva di non metter mano nelle tasche degli italiani! Poi la colpa del caro benzina cercheranno di farci bere che sarà dell'Euro, della Libia o del Giappone. In verità ad ogni centesimo di aumento del carburante, grazie alle accise ed all'IVA applicata ed esse, lo Stato intasca i proventi di nuove tasse che il cittadino magari non percepisce di pagare.

http://www3.varesenews.it/comunita/lettere_al_direttore/articolo.php?id=199920">

venerdì 11 febbraio 2011

Tassa sul cinema

Nelle ultime ore, è spuntato un emendamento in Senato al decreto che introduce le principali novità fiscali (il cosiddetto Milleproroghe) in cui si legge: «È istituito, per l’accesso a pagamento nelle sale cinematografiche, a esclusione di quelle delle comunità ecclesiali o religiose, un contributo speciale a carico dello spettatore pari a un euro, da versare all’entrata del bilancio dello Stato». Insomma il cinema potrebbe costare un euro in più.

I biglietti al cinema costeranno un euro in più e saranno esentate solo le sale parrocchiali. La nuova “tassa”, inoltre, non dovrebbe finanziare direttamente il cinema, ma solo coprire le agevolazioni fiscali per coloro che investono in produzioni cinematografica.
L’introito di un euro a biglietto non finirebbe quindi direttamente al dipartimento dei Beni Culturali.

L’aumento dovrebbe così entrare in vigore dal primo luglio 2011, fino al 31 dicembre 2013. L’emendamento seppure non è ancora stato approvato, è sicuramente destinato a far discutere: la promessa principale all'insediamento di questo Esecutivo non era abbassare le tasse?

martedì 1 febbraio 2011

Con il federalismo municipale aumenteranno le tasse

Un gruppo di Sindaci lombardi del Partito democratico ha scritto una lettera sui limiti e sui rischi dell’impostazione che il Governo e la maggioranza hanno dato alla proposta di riforma federalista, con particolare riferimento al decreto sul federalismo municipale in discussione in questi giorni.

I prossimi giorni saranno decisivi per il decreto sul federalismo municipale. Il provvedimento ha subito alcune modifiche che rispondono in parte ai temi posti dai Comuni, soprattutto per la gestione immediata dei bilanci locali. Ma nel complesso il decreto è molto al di sotto delle aspettative e delle necessità del Paese:
1) Con questo federalismo aumenteranno le tasse. Da subito ci saranno più tasse per i lavoratori e i pensionati. Strangolati dalle finanziarie centraliste di Tremonti, con meno trasferimenti statali e più vincoli agli investimenti per il patto di stabilità, molti Comuni saranno costretti ad aumentare le addizionali Irpef, utilizzando le possibilità aperte dal decreto. Dal 2014, con l'introduzione dell'Imposta Municipale, ci saranno più tasse per le attività produttive, gravate da un'aliquota nettamente superiore a quella attualmente prevista per l'ICI. Grazie alla cedolare secca pagheranno invece meno imposte i proprietari di case affittate, mentre non ci sarà alcun beneficio - ed è cosa grave - per le famiglie che vivono in affitto;
2) Con questo federalismo i comuni rimarranno dei sorvegliati speciali dello Stato. Fino al 2014, al di là dello sblocco parziale dell'addizionale Irpef, non ci sarà alcuna reale autonomia impositiva, poiché i trasferimenti statali saranno sostituiti da altri trasferimenti finanziati dal gettito di imposte che non verranno gestite dai comuni. Dal 2014 sarà introdotta una Imposta municipale che graverà in gran parte su non residenti: l'esatto contrario del federalismo, che si basa sul principio "vedo, pago, voto". A regime, i comuni avranno meno autonomia di quanta era loro garantita fino al 2008;
3) Con questo federalismo lo Stato non farà nessuna cura dimagrante. Il decreto ratifica una politica economica che ha scaricato il risanamento dei conti pubblici sulle amministrazioni locali, anche se la spesa è cresciuta molto di più a livello centrale. Non si discute più di razionalizzare il numero delle province, non si superano i privilegi delle regioni a statuto speciale, non si affronta una riforma complessiva del sistema delle autonomie locali.
Il PD sul federalismo ha le carte in regola. Siamo per una riforma federalista dello Stato, che avvicini le scelte più importanti al cittadino e distribuisca le risorse in modo più equo, premiando gli enti virtuosi ed efficienti. Se oggi possiamo discutere di federalismo fiscale, è grazie al centrosinistra che nel 2001 ha modificato la Costituzione in senso federale.
Visto da nord il rischio maggiore del federalismo municipale che la Lega vuole imporre a tutti i costi non è la divisione del Paese. Il rischio vero è che tutto, al di là della propaganda, rimanga più o meno uguale a prima. Federalismo, per noi, vuol dire più autonomia a livello locale, più responsabilizzazione dei centri di spesa, una solidarietà reale per le aree più deboli. E di tutto questo, purtroppo, non c'è molta traccia nel decreto sul federalismo municipale.